Vuelta a España 2025, il direttore tecnico della corsa: “La Israel deve rendersi conto che la sua presenza qui non facilita la sicurezza di tutti gli altri”
Kiko García, direttore tecnico della Vuelta a España 2025, invita la Israel-Premier Tech a riflettere riguardo alla sua presenza in gara. La protesta dei manifestanti pro-Palestina al traguardo di Bilbao, che ha costretto gli organizzatori a far concludere l’undicesima tappa a tre chilometri dall’arrivo per questioni di sicurezza, è solo l’ultimo e più grave episodio di questa prima metà del GT spagnolo, durante il quale, a fianco di alcune dimostrazioni pacifiche, si sono registrate delle manifestazioni contro la formazione israeliana che purtroppo sono arrivate anche a mettere in pericolo l’incolumità dei corridori. Gli eventi odierni obbligano inevitabilmente a pensare a quello che potrà essere il prosieguo della gara, soprattutto riguardo alla sicurezza degli atleti.
“Ho appena discusso la situazione con le squadre – ha dichiarato García a Cadena Ser al termine della tappa – Ci hanno ringraziato e hanno capito che era la decisione migliore. Dovevamo trovare un equilibrio tra la sicurezza e il non danneggiare le migliaia di tifosi che si godevano la tappa sulle salite. Quando abbiamo visto il primo passaggio al traguardo, cosa stava succedendo e che la situazione era incontrollabile, abbiamo deciso di utilizzare l’arco dei tre chilometri per cronometrare i tempi e non eliminare nessuna parte della tappa, ma solo il traguardo stesso, il che non avrebbe cambiato nulla”.
Il direttore tecnico della corsa si è poi espresso sulla presenza in gara della Israel-Premier Tech: “La squadra israeliana continuerà a correre? Non saprei dirlo. Abbiamo espresso loro la nostra opinione. È ora di prendere una decisione. Non solo noi come organizzatori, che tra l’altro non possiamo prendere alcuna decisione perché il regolamento ci obbliga a far gareggiare la squadra. Qualsiasi decisione in tal senso potrebbe far perdere alla gara il calendario [WorldTour]. Cerchiamo tutti insieme di insistere e, soprattutto, di far capire che la situazione non è facile. Dobbiamo trovare una soluzione tutti insieme, che per me… al momento è solo una: che la squadra israeliana si renda conto che la sua presenza qui non facilita la sicurezza di tutti gli altri. Ma non possiamo prendere questa decisione, devono prenderla loro”.
García è poi tornato sulla riunione che c’è stata tra i corridori prima della partenza della tappa: “Ho spiegato loro la situazione. La squadra israeliana dispone di speciali dispositivi di protezione: durante la gara, per arrivare alle tappe… A questo punto, la nostra preoccupazione è la sicurezza di tutti ed è questo che la gente deve sapere. È a rischio anche la vita di molti atleti che, in fin dei conti, sono qui per fare il loro lavoro. Attenzione, capisco le proteste, sono comprensibili e, a titolo personale, credo che debbano esserci. Ma devono esserci senza oltrepassare il limite della violenza. Se così fosse, entreremmo in qualcosa che potrebbe essere molto peggiore. In questo momento, dobbiamo valutare tutto e decidere se possiamo mettere a rischio una gara come la Vuelta a España, uno dei tre Grandi Giri, o se continuiamo a proteggere una squadra che mette a rischio tutto il resto“.
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